bdsm
Sottomessa al piacere - Il Debutto #1
giorgal73
16.02.2026 |
17.641 |
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"Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente..."
**DANIELA**Michela ha completato la sua trasformazione. Giorgio è stato di parola: aveva promesso che sarebbe stata pronta all’inizio di dicembre, e così è stato. La guardo ammirata: è un’opera d’arte di erotismo puro. Tutti i suoi buchi sembrano urlare: «Scopami, inculami, fammi male, ma fammi godere».
Il tatuaggio sulla schiena, «PROPRIETÀ DI DANIELA», corre lungo tutta la colonna vertebrale in lettere maiuscole nere e spesse, con una freccia nera che parte da sotto il tatuaggio, attraversa i glutei sodi e termina dritta nel suo buco del culo, come a indicare la via per chi vuole usarla. Sul seno destro ha il mio viso stilizzato in nero, gli occhi penetranti, la bocca socchiusa, come se fossi io a guardarla mentre la scopo con lo sguardo. Sul basso ventre, la scritta **SLAVE** in nero gigantesco, lettere alte dieci centimetri, visibile anche da lontano: un marchio che non si può nascondere.
Le grandi labbra scure e carnose sono dilatate da dilatatori da 26 mm, allungate in modo osceno e permanente. Pendono pesanti, con anelli da 4 cm che dondolano e tintinnano a ogni minimo movimento, regalandomi quel suono metallico dolce e perverso che mi fa bagnare all’istante. Il seno pieno e naturale porta dilatatori da 4 mm nei capezzoli scuri, color fragola matura, con altri anelli da 4 cm, sempre tesi come chiodi, e dondolano a ogni passo sfregando contro la stoffa quando indossa qualcosa. Una catenella sottile in argento parte dall’ombelico, lunga più di dieci centimetri, con una gemma rossa che oscilla e le accarezza la figa a ogni movimento, sfiorando il clitoride teso. Sul clitoride, una Barretta corta con due sfere in acciaio chirurgico da 6 mm lo tiene perennemente eretto, teso come un piccolo cazzetto, sempre gocciolante di umori. Il piercing sulla lingua con la gemma blu è diventato un’arma di piacere divino: lo usa con maestria su fiche e cazzi, leccando, succhiando e vibrando contro i punti più sensibili. E infine quel mostruoso plug blu da 8,5 cm di diametro massimo, lungo più di 16 cm, con tre sfere in acciaio chirurgico progressive (4,5 cm in punta, 6,3 cm al centro e la base da 8,5 cm) e la gemma blu che illumina i glutei tondi e sodi. Vibra a dieci intensità diverse, tenendole il buco del culo perennemente spalancato come una caverna profonda, da cui non si vede il fondo: un tunnel di carne calda e dilatata, pronto a essere riempito.
Ma non è solo il corpo. Qualcosa in lei è cambiato profondamente. È molto più porca, non si ferma davanti a nulla. È attratta dal sesso in ogni sua forma – maschile, femminile, animale, estremo – e ne ha bisogno come l’aria che respira. Si sveglia già bagnata, va a dormire con il plug che ronza e la figa che stilla. Ora è proprio mia. L’ho trasformata in una cagna sempre in calore e ne sono fiera. Mi appartiene anima e corpo. È pronta per essere presentata e per frequentare questo mondo perverso. Sono sicura che non mi deluderà mai.
Nelle settimane successive alla trasformazione, la nostra vita prende un ritmo ipnotico, un equilibrio perfetto tra apparente normalità e perversione costante. Al supermercato o al centro commerciale la gente la fissa: le commesse arrossiscono, gli uomini si aggiustano i pantaloni. Lei cammina barcollando sui tacchi, sente gli sguardi sul culo tatuato, sugli anelli che pendono, e torna a casa sempre eccitata e bagnata per le emozioni provate.
Le sere sono dedicate alle uscite. Ceniamo in ristoranti eleganti di Milano: lei con un micro-abito nero aderente, scollatura profonda che mostra il mio viso tatuato sul seno, calze nere con cucitura dietro, tacchi da 18 cm. Io indosso un abito rosso fuoco, stringato in vita in pelle, calze nere velate e i miei piccoli anelli sulle grandi labbra che sfregano piacevolmente contro la sedia. Passeggiamo per i Navigli o Brera, lei al guinzaglio corto sotto il cappotto aperto quando fa buio. La gente sussurra, qualcuno scatta foto di nascosto. A volte finiamo in locali fetish discreti, dove lei lecca fiche sotto i tavoli mentre io chiacchiero con altre padrone. La domenica facciamo shopping: prova micro-abiti inesistenti nei camerini, mentre io la scopo con le dita e la commessa aspetta fuori. È una vita non troppo normale, ma è la nostra: femminile, elegante, puttana fino al midollo.
Settimana dopo settimana, la sua ossessione cresce. All’inizio sembrava solo fame di me, ma ora la vedo gironzolare per casa, risucchiata da una sorta di costante calore. Se ne sta con le cosce strette, a volte seduta sul divano con le labbra tirate in una smorfia di piacere e fastidio, la gonna arrotolata in vita, ciglia incollate di mascara che tremano mentre lotta per non toccarsi. Le basta poco: il rumore del mio tacco che batte sul parquet, un odore dal corridoio, una parola detta col tono giusto, ed è di nuovo liquida. Non combatte più, anzi, si lascia scivolare dentro questa nuova pelle di schiava vera.
Io la premio spesso, a piccole dosi. Quando la sveglio nel cuore della notte e le impongo di inginocchiarsi a letto mentre sono ancora mezza addormentata, lei partecipa subito, il viso già pieno di desiderio misto a paura. Ama quando le spingo forte la testa sul materasso, mentre il mio gioco di dita e plug la apre di più a ogni sessione, la fa urlare e versare fiumi di sottomissione. Ama sapere che la guardo, che sto lì a contare fin dove si spinge. Ma la vera estasi arriva solo quando la umilio davanti agli altri, in scene che ormai fanno parte della nostra routine.
Quando entriamo dal salumiere, so già che succederà qualcosa di inaspettato. Non c’è negozio più vecchio e borghese di quello all’angolo: luci al neon sempre troppo accese, scaffali di prodotti «tipici» che odiano ogni deviazione dalla norma, e clienti anziani che sembrano usciti da una pubblicità degli anni Ottanta. Michela entra sempre dietro di me, con la sua aria innocente e quel passo incerto sui tacchi. Il plug vibra mentre si siede sullo sgabello imbottito in finta pelle vicino al banco, alzando la gonna e mettendo il culo nudo a contatto con la seduta, fingendo di leggere il menù delle specialità. Il salumiere, signor Ernesto, ha le mani forti e i baffi folti, e mi saluta con il solito: «Signora Daniela, il solito?». Stavolta però ha gli occhi incollati sulla camicetta di Michela, sulle cuciture delle calze, forse sulla curva del seno che si intravede sotto il tessuto tirato.
Ordino il crudo migliore, due etti e mezzo, e mentre aspetto mi diverto a sistemare la borsa sul banco, lasciando che ogni suo dettaglio venga notato. Michela rimane composta, le mani unite in grembo, ma il viso le si arrossa piano piano e vedo che non stacca gli occhi dal coltello che taglia sottile il prosciutto. Quando il locale si riempie di una coppia di vecchine e di un ragazzo con la felpa blu, il salumiere abbassa la voce e chiede: «Posso offrirvi una fetta, visto che siete clienti così affezionate?». Ne taglia una spessa e la porge a Michela, che la prende tra due dita, la porta in bocca e la assaggia lentamente. So che la scena è studiata: la fettina di prosciutto si scioglie subito e lei rimane con le labbra lucide, la lingua che gioca un attimo tra i denti.
Il salumiere ammicca. Le vecchine la squadrano con la solita aria di condanna. Il ragazzo in felpa blu cerca di non fissare ma sbircia ogni suo movimento. Michela mastica e deglutisce come una diva del muto. Poi il signor Ernesto le chiede, con tono più basso e intimo: «Allora, cosa ne pensa?».
Parte 1 di 9
*** NOTE ***
Michela è giunta al punto di svolta: il suo corpo non le appartiene più, è diventato un tempio di piacere consacrato alla sua padrona. Daniela la guida ora con mano ferma attraverso corridoi di desiderio sempre più oscuri, dove il dolore si fonde con l'estasi in un'alchimia perfetta. Nuove opportunità di umiliazione pubblica si apriranno come fiori velenosi, e io vi condurrò per mano in questi sentieri perversi, facendovi sentire sulla pelle il calore imperversa costantemente sul corpo di Michela, simbolo della sua definitiva sottomissione.
Questi racconti nascono dalle confessioni settimanali di una cara amica; non sono solo carne e dolore, ma amore che si fa supplizio. Non sono io la Padrona né la schiava: scrivo solo per accendere le vostre fantasie, la mia vita è lontana da queste catene. Ringrazio i messaggi, resto fedele ai miei desideri diversi, ma chi sa davvero stupirmi troverà sempre una porta socchiusa: continuate a scrivermi proposte indecenti, purché affini al mio profilo.
La storia che avete appena letto, con i suoi sospiri affannati e le sue carezze proibite, affonda le radici nelle avventure reali della mia amica "Damabiancaesib". Per catturare la sua essenza audace, vi invito a esplorare il suo profilo su https://www.annunci69.it/palco/@Damabiancaesib.
Altri autori su A69 hanno già narrato le sue confessioni, ma lei – insaziabile viaggiatrice negli abissi del desiderio – ha scelto me per spingersi oltre ogni confine, rivelando fantasie così oscure da bruciare l'anima. Non copio altri scrittori, né il mio lavoro è un plagio alla loro arte: è una fusione incendiaria tra realtà e finzione, dove le sue confidenze notturne si trasformano in parole che pulsano di vita, reinterpretate attraverso la mia voce unica.
Ora tocca a voi: elevatemi al trono di maestro dell'erotismo letterario con un voto generoso e avvolgente, o lasciatemi danzare tra i dolci sognatori? Lasciate un commento – anche irriverente, spudorato, intriso di passione – o sussurratemi in privato proposte audaci, che accendano la scintilla di un incontro capace di trasformare la fantasia in una realtà fremente, in un Club Privé di Bologna o ovunque il desiderio ci trascini con il suo flusso irresistibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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